Scegliamo l'Indipendenza per gestire le nostre Interdipendenze

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mercoledì 27 giugno 2012

L'ennesimo conflitto d'interessi - per un Università della Sardegna


E' notizia di oggi che il consiglio di stato (italiano) ha accolto il ricorso presentato dall'UDU (unione degli Universitari) rinviando alla Consulta la decisione su uno degli argomenti più controversi degli ultimi anni in ambito universitario: il metodo utilizzato per stilare le graduatorie di accesso ai corsi di laurea a numero programmato (medicina, odontoiatria, veterinaria, architettura e professioni sanitarie).
Attualmente ,per quasi tutti i corsi, viene proposta la stessa identica prova preselettiva in tutti gli atenei, successivamente ogni singolo ateneo stila la propria graduatoria finale, ovvero ogni studente "gareggia" solo ed esclusivamente nella sede in cui effettua l test.
Nel caso in cui anche la consulta accetti il ricorso presentato dall'UDU si passerebbe ad un'unica graduatoria nazionale (italiana), dove tutti concorrono con tutti.
Al primo sguardo sembra la soluzione più meritocratica che esista, ma non lo è.
Non lo è perché da diversi anni, anzi da sempre, lo stato (italiano) in Sardegna per l'istruzione ha sempre investito meno che altrove; i dati dell'Istituto Tagliacarne ci dicono che elaborando l'indice infrastrutturale relativo all'istruzione, fatta cento la media Italiana, il dato Sardo era pari al 57% nel 2001,  al 53% nel 2007 e al 57% nel 2009.
Non lo è perché se analizziamo in modo approfondito il bilancio degli Atenei Sardi ci accorgeremo che la quota dei finanziamenti da parte della RAS sono notevolmente aumentati negli ultimi anni a causa dei continui tagli portati avanti dal ministero sul FFO, in particolare i finanziamenti ministeriali non coprono nemmeno le spese per gli stipendi.
Di tutto questo ne vediamo gli effetti ogni anno ai primi di settembre quando si tengono i test: i sardi abitualmente totalizzano uno dei punteggi medi più bassi tra i vari atenei, dimostrandosi solo successivamente eccellenti universitari.
Detto in poche parole, Noi ci mettiamo le Risorse, perché lo stato (Italiano) continua in modo progressivo a tagliare gli investimenti in Sardegna , sia economiche che umane, ma ad usufruirne saranno quasi sicuramente studenti provenienti dall'Italia.
Mi chiedo perché noi Sardi dovremmo accettare un ingiustizia come questa, considerato che ci stiamo mettendo le risorse umane ed economiche.
Abbiamo il dovere di tutelare il futuro Nostro e delle future generazioni di studenti che nel caso venga accettato il ricorso dell'UDU verrebbe cancellato.
Abbiamo il dovere e la possibilità di farlo in quanto lo statuto della RAS all’art. 5 prevede che “la Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”.
E' tempo di cambiare, è tempo di progettare un Sistema di Istruzione Nazionale Sardo. Cominciamo a progettare assieme il nostro futuro, adesso!

Da Sardegna quotidiano del 26/06/2012

lunedì 5 settembre 2011

Quale futuro per l'Università Nuorese...

Venerdì sera  alla biblioteca Satta di Nuoro si è tenuta una bellissima assemblea sull'attualità e sul futuro dell'università Nuorese, oltre la preoccupazione, la delusione, l'angoscia e la rabbia per l'attuale situazione del consorzio, è emersa una forte voglia di partecipazione da parte della comunità e dei giovani in particolare.
Siamo in un epoca di risorse scarse e ogni spesa va valutata in modo molto attento e accurato, e lo stesso mi sento di fare sull'apertura del nuovo corso di laurea legato alla facoltà di giurisprudenza di Sassari qui a Nuoro.
 Facendo due confronti veloci: il budget annuale della facoltà di economia a Cagliari non supera i 200.000 euro e ha oltre 3.000 iscritti; Il nuovo corso qua a Nuoro ci costa circa 700mila euro all'anno in un settore di studi in netto calo d'interesse (Sia a Cagliari, sia a Sassari diminuiscono le iscrizioni in giurisprudenza); emerge, almeno in apparenza , che tale scelta risulta poco opportuna e ancor meno vantaggiosa.
Stupisce e non poco, l'assordante silenzio silenzio degli organi competenti sul dimezzamento dei posti disponibili in scienze infermieristiche (passati da 60 a 30), l'unico corso di laurea attualmente impartito a Nuoro altamente attrattivo e di sicuro sbocco occupazionale.
A chi parla di inutilità dell'università a Nuoro dicendo che ce ne sono già troppe, vorrei ricordare:
- che negli Usa c'è una sede universitaria ogni 70.000 abitanti, in Italia una ogni 300.000 e in Sardegna 2 per un milione e mezzo...
- che il trattato di Lisbona 2010, pone 3 obiettivi chiari, l'investimento di almeno il 3% del Pil in ricerca e sviluppo (oggi in Sardegna non si arriva allo 0,8% tra investimenti pubblici e privati), il tasso di abbandono scolastico dovrà risultare inferiore al 10%(attualmente siamo sul 23%) e almeno il 40% dei giovani europei dovrà possedere una laurea o un diploma(attualmente saremo max al 20%).
Ad oggi lo Stato Italiano invece di investire sull'università in Sardegna ha deciso di disinvestire fortemente,  per dimostrare ciò basta guardare i bilanci dei due atenei Sardi in cui l'apporto della RAS è passato dall'8% del 2009 a quasi il 30% del 2011 più l'università diffusa che è tutta a carico della RAS, ed in cui il FFO (fonte di finanziamento ministeriale) non basta nemmeno a pagare gli stipendi.
Ma per un ulteriore conferma di tale disinvestimento basta guardare i dati dell'Istituto Tagliacarne sull'infrastrutturazione in cui fatta 100 la media Italiana il dato sardo era pari al 57% nel 2001 e così è rimasto nel 2009.
Come detto da altri, parlare di Università della Sardegna non è utopia ma deve essere obiettivo comune, della politica e delle Università, la prima legiferando attraverso l'art. 5 dello Statuto della Ras, le seconde attraverso la riscrittura dei propri statuti.
Immaginare, progettare e costruire un nuovo sistema Universitario, un Sistema Universitario della Sardegna,  deve essere il nostro compito, un sistema fluido, poco burocratico che tagli i costi di amministrazione, con un unico rettore e prorettori per le varie sedi, con un offerta formativa unica e variegata, di qualità, in grado di soddisfare le preferenze culturali e allo stesso tempo le esigenze del mercato del lavoro, un sistema universitario Sardo, indipendente, internazionale e multiculturale.
Cominciamo a progettare assieme il nostro futuro, adesso!

mercoledì 13 luglio 2011

L'ennesima occasione … Persa!!!


Da marzo in poi i due Atenei Sardi, in seguito alla riforma Gelmini, hanno iniziato l'elaborazione e la riscrittura dei propri statuti. Per farlo hanno utilizzato metodi diversi, a Cagliari un sistema più chiuso, a Sassari un sistema più moderno avvalendosi anche degli strumenti offerti dal web.
Quello che non cambia, se non per alcune sfumature sulla governance, sono i principi di fondo e il risultato finale.
Nonostante i mesi precedenti i due Rettori abbiano, diverse volte, espresso l'esigenza di mettere in evidenza le differenze culturali, socio - economiche e territoriali della Sardegna nei confronti dell'Italia, uno inviando diverse lettere al Ministero, l'altro candidandosi anche alla carica di presidente della C.R.U.I., poco hanno fatto per mettere nero su bianco questi proclami.
Da più parti è emersa l'esigenza di costituire un sistema Universitario della Sardegna, integrando i due Atenei e il consorzio per la promozione degli studi universitari nel Centro Sardegna, ma andando a leggere gli statuti nessun passo verso questa direzione è stato fatto.
Almeno da questo punto di vista, l'obbligo della riscrittura degli statuti, l'occasione offerta dalla pessima riforma Gelmini, era ed è (la riscrittura terminerà in autunno) sicuramente ghiotta.
Ovvero l'occasione di costituire un sistema universitario della Sardegna, che attraverso l'integrazione dell'offerta formativa messa sul piatto dai diversi Atenei, riuscisse ad offrire corsi di laurea su tutti i campi della conoscenza, senza obbligare i giovani Sardi a dover emigrare per formarsi in determinati campi di studio, e ad aumentare la capacità di sfruttare al meglio le capacità e le conoscenze dei nostri giovani ricercatori e docenti.
 Emigrazione giovanile che non solo porterebbe a ridurre le possibilità di studio e professionalizzazione da parte di chi tanti soldi non ha (il reddito procapite continua a scendere), ma anche alla perdita di risorse importanti per il territorio (pensiamo a quanto spende in un anno uno studente fuori sede).
Per ora tutti e due gli atenei hanno pensato a difendere e continuare a coltivare il proprio orticello, senza pensare a progettare e mettere in atto qualcosa di più importante.
 In poche parole senza pensare all'interesse generale della comunità Sarda, migliorando la quantità e la qualità dell'offerta formativa e rendendo l'Università, quello che nel resto d'Europa e del mondo è, ovvero il volano della trasformazione in meglio del tessuto socio - economico e culturale della società tutta.
Altrettanto certa è l'incapacità di programmare e costruire qualcosa che vada oltre l'oggi, da parte dell'attuale classe politica Sarda, sia essa di centro destra, sia essa di centro sinistra, che poco ha fatto e tantomeno ha detto in questi ultimi 2 anni per difendere la nostra università dagli attacchi dell'ennesima riforma, concepita in Italia senza tenere conto delle esigenze della Nostra terra.
Nonostante ci siano gli strumenti (art.5 dello statuto RAS) e le risorse (pensiamo alla vertenza accise, o alla famosa vertenza entrate, art.9), si è persa l'ennesima occasione per trasformare la nostra società, in una società migliore, più giusta, al passo con il resto d'Europa e del mondo.

Cominciamo a progettare assieme il nostro futuro, adesso!

sabato 2 aprile 2011

Soluzioni per L'università - Soluzioni per la Città!

Quando parliamo di università e di università sarda in particolare in un ottica glocal, non possiamo che partire dalla sua mission e dagli obiettivi che l'Unione Europea si è posta attraverso il trattato di Lisbona il 3 marzo 2010.
Da una parte la  mission dell'università di cagliari dice testualmente "Sede primaria dell’elaborazione e della diffusione del sapere, concorre allo sviluppo culturale, sociale ed economico attraverso la ricerca, la formazione e il trasferimento delle conoscenze scientifiche" e pone tra i suoi valori "La Difesa e sviluppo del diritto allo studio".
Dall'altra il trattato di Lisbona attraverso "Europa 2020" si pone 5 obiettivi strategici tra cui 3 fortemente legati all'Università: il 3% del Pil dovrà essere speso in ricerca e sviluppo, il tasso di abbandono scolastico dovrà essere inferiore al 10%  e almeno il 40% dei giovani europei dovrà avere una laurea o un diploma.
Il sistema sardo, strano a dirsi, è distante qualche anno luce da questi obiettivi se pensiamo che attualmente investe lo 0,5% del Pil in ricerca e il tasso di abbandono scolastico nel 2009 era pari al 23%, dall'altro continua a ridurre i suoi docenti, demotivare i giovani ricercatori e potenziare le lobby baronali.
Per noi l'università è sinonimo di conoscenza, sapere, cultura, ricerca, libertà, uguaglianza, aggregazione, integrazione, crescita e sviluppo.
Vogliamo Un' Università libera, laica, autonoma,  meritevole e accessibile a tutti, un'Università dove tutta la conoscenza viene valorizzata, diffusa senza nessuna distinzione, un'Università specchio e volano di una società libera, inclusiva, moderna, prospera,  giusta e solidale.
Vogliamo e lavoriamo tutti i giorni per Un'Università e una società che considerino lo studente come una risorsa umana, sociale ed economica  su cui puntare e investire, e non un semplice numero di matricola o un pollo da spennare.
Lo studente deve rappresentare la speranza di un futuro migliore, il simbolo dell'uguaglianza, dell'indipendenza, dell'inclusività, è il simbolo di una società giusta.
È tempo di trasformare le università in Sardegna in università della Sardegna. È tempo di sostenerle e rafforzarle; è tempo di tutelarne, valorizzarne e ampliarne strutture e competenze, a beneficio di chi vi lavora e studia ma soprattutto a beneficio della crescita complessiva della nostra società e della nostra terra.
Questa grande trasformazione sarda dell’università è giusta, è necessaria, è possibile.
È possibile, politicamente e legislativamente, fin da subito, in quanto lo statuto della RAS all’art. 5 prevede che “la Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”.
Questa trasformazione è necessaria in alternativa ad una riforma italiana fatta di tagli, di distruzione del sistema pubblico dell’istruzione, di svilimento del ruolo sociale della conoscenza.
Questa trasformazione è giusta perché noi di ProgReS Progetu Repùblica crediamo nel valore della conoscenza, della creatività, dell’apertura mentale, del lavoro ben fatto, del merito guadagnato con dedizione e applicazione. E l’università, una buona università, è un luogo perfetto per educarsi e formarsi a questi valori.
Una grande trasformazione è necessaria, anzi è vitale. O si investirà nell’istruzione e nella conoscenza o la Sardegna è destinata ad un collasso fatto di disoccupazione, emigrazione, asservimento.
Questa trasformazione è giusta perché noi crediamo in una società più giusta e questa potrà nascere solo quando il sapere sarà il più possibile distribuito e condiviso. L’ignoranza rende schiavi, il sapere rende liberi.
Questa trasformazione, che doveva partire già ieri, è il progetto che noi di ProgReS poniamo per l’oggi. Questa trasformazione è giusta perché la nostra terra, la nostra nazione, merita di più. Più intelligenza, più libertà, più prosperità.

E' tempo di un Buoncammino per l'università di Cagliari. A Cagliari ci sono tanti immobili in via di dismissione, ci sono 33000 studenti e ben 18000 di questi sono studenti fuori sede. Sono passati ormai vent'anni dall'ultima casa dello studente che è stata costruita, e ogni giorno si leggono sui giornali notizie relative alle condizioni di criticità che attraversano quelle esistenti. Ormai da più di dieci anni sentiamo parlare di campus, campus diffuso, studentato e quant'altro. E oltre ad aver speso una cifre folli come i 38 milioni per l'area dell'ex semoleria senza aver ancor messo un mattone, e altri venti milioni per un college a gestione privata in cui si paga una retta da 600 euro al mese, utilizzato già da 4 studenti si è visto ben poco.
Il mese scorso l'assessore comunale ha dichiarato in consiglio che a giugno sarà pronto il nuovo penitenziario a Uta e che il carcere di Buoncammino sarà liberato entro il mese di luglio. Lo stesso passerà di proprietà della regione che non ne ha ancora deciso cosa farne.
Proviamo solo a immaginare che la struttura del vecchio carcere venga destinata alla realizzazione di una casa dello studente ma non solo. Nella struttura c è abbastanza spazio non solo per realizzare le camere da letto(già esistenti ma da riqualificare), ma anche centri di aggregazione, biblioteche, sale lettura, sale conferenze etc.
Buoncammino non è solo una futura struttura per gli studenti, ma anche il crocevia per un vero e proprio campus cittadino, nel significato classico del termine. Esso infatti si trova al centro della zona universitaria, si trova a pochi passi da piazza d'armi (ingegneria e magistero), da viale fra Ignazio (polo economico giuridico), e poco distante dal palazzo dal rettorato, dalla facoltà di architettura, dalla clinica Aresu, e dal palazzo delle scienze. Con questa trasformazione la città di Cagliari vedrebbe la nascita di un vero e proprio campus universitario, dove i servizi Ersu s'incontrano alla perfezione con i luoghi di studio, con il centro storico e con le zone "verdi"  dei giardini pubblici e altri centri di cultura come la galleria d'arte che si trovano in viale San Vincenzo.
Collegato benissimo con la zona castello e il centro della città attraverso porta Cristina, il sistema generale ne trarrebbe enormi benefici anche dal punto di vista della mobilità cittadina, infatti gli studenti, ma non solo loro, potrebbero spostarsi tranquillamente a piedi in tutte le "postazioni" universitarie, partendo dal CUS fino ad arrivare alla Sede dell'Ersu in via Sassari.
Senza contare il messaggio che si manderebbe a una società in costante perdita di valori attraverso la trasformazione di una struttura che passa da un' ospitalità obbligatoria a un ospitalità di tipo solidale.
E' tempo che lo studente diventi cittadino di Cagliari. Attualmente lo studente universitario è considerato un costo, un peso per la società e non una risorsa su cui investire.
Lo studente è una risorsa umana, sociale ed economica per tutta la comunità. In quanto tale, egli ha diritti e doveri e deve essere posto nelle migliori condizioni per esprimere tutto il suo potenziale. E' ora di dotare gli studenti di una  carta di cittadinanza studentesca, una carta per tutti gli studenti, una carta per accedere a tutti i servizi , a quelli strettamente connessi al mondo universitario, ma anche a quelli offerti dalle imprese pubbliche e  da quelle private.
In questo modo siamo sicuri non solo di migliorare la vivibilità degli studenti, ma anche e soprattutto il tessuto socio-economico della città e della Nazione tutta.

E' tempo di cambiare, è tempo di progettare un'università sarda, indipendente, multiculturale e internazionale!
Francesco Deledda
ProgReS - Progetu Repùblica

mercoledì 30 marzo 2011

Lo Stato dell'Università di Cagliari

Venerdì 1 aprile  alle 18 nella sede di ProgReS casteddu sarò uno dei relatori alla conferenza sull'università dal titolo "Lo Stato dell'Università di Cagliari".
Argomento sempre attuale e sempre di massima importanza.




martedì 15 febbraio 2011

La Sovranità dei Sardi, la Sovranità degli Studenti!

Approvata la riforma Gelmini gli atenei Italiani hanno 6 mesi di tempo per adattare i propri statuti alla riforma, riforma che, ricordiamo, aumenta il potere dei baroni, taglia i fondi alla ricerca e al diritto allo studio, e per ultimo ma non per importanza riduce notevolmente la rappresentanza studentesca negli organi decisionali.
L'ateneo di Cagliari attraverso due riunioni congiunte del Senato Accademico e del CDA ha già tracciato la linea politica da seguire per adeguare il suo statuto alla riforma, lasciando alla commissione che dovrà redigere il nuovo statuto un compito meramente  istruttorio.
Venerdì pomeriggio alla seduta del CDS (consiglio degli studenti), massimo organo di rappresentanza studentesca, con altri 3 consiglieri ho sottoscritto la seguente mozione che il consiglio ha respinto con 10 voti contrari 4 astenuti e 8 favorevoli:

Preso atto:

- delle discussioni avvenute nelle due riunioni congiunte del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione dell'ateneo di Cagliari, dalle quali è scaturita la volontà di adeguare immediatamente lo statuto del Nostro Ateneo alla legge Gelmini approvata dal Parlamento Italiano nel dicembre 2010;
- del compito meramente istruttorio affidato alla commissione che dovrà redigere il nuovo statuto di ateneo;
- che la linea politica che la commissione dovrà seguire per portare a termine il suo lavoro verrà dettata dal CDA e dal Senato Accademico;
- che, ipotizzando che esista uno spazio di manovra politico all'interno della commissione, il peso dato agli studenti è praticamente irrisorio.

Proponiamo che:

1) Il consiglio degli studenti si dissoci dalla linea politica intrapresa dagli organi di governo di Ateneo;
2) Il consiglio degli studenti non nomini nessuno dei suoi componenti nella commissione Statuto;
3) Il consiglio degli studenti chieda la formazione di una tavolo di lavoro congiunto RaS e Università, per intraprendere una vera riforma e risolvere la crisi dell'Università in Sardegna attraverso lo sfruttamento dell'art. 5 dello statuto della RaS (la Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione su istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”), così come già fatto da altre regioni dotate di autonomia.

Abbiamo i Mezzi, abbiamo gli Strumenti, e se vogliamo abbiamo anche le Risorse…ma:

Ancora una volta si è voluto rinunciare alla Nostra Sovranità!

mercoledì 19 gennaio 2011

Quale futuro per gli Studenti Sardi

La così detta riforma Gelmini, da tanti pubblicizzata e acclamata come la riforma del secolo, è stata approvata il mese scorso dal parlamento italiano . Non entro nel merito del resto della riforma ma mi concentro in quello che più di tutti dovrebbe farci riflettere almeno un po’: il Diritto allo Studio.
Con la nuova riforma oltre a venir bloccato il turnover del personale, gli scatti stipendiali, far eleggere il rettore dai soli prof ordinari ( Non tutti i prof Ordinari sono baroni, ma tutti i Baroni sono Ordinari), eliminare le facoltà, far entrare i privati(in Sardegna saranno politici trombati), sbattere la porta in faccia a una miriade di ricercatori, riduce del 90% il fondo dedicato alle borse di studio introducendo il prestito d'onore per studiare.

A Cagliari studiano circa 35.000 studenti, 18.000 dei quali sono fuori sede.
Questi ultimi spendono per vivere in città circa 5.500/6.000 euro all'anno, per locazione (irregolare ovviamente),  consumi, hobby, didattica, tasse etc.
Negli ultimi anni le iscrizioni all'università hanno subito una costante flessione, flessione che messa su un grafico segue l'andamento, sempre in flessione, del Pil procapite; chiunque si aspetterebbe un impegno maggiore da parte degli amministratori a livello di strutture e di risorse affinché le possibilità di accedere a forme di studio superiori non vengano a mancare solo per questioni economiche.
Invece guardando attentamente i dati sui finanziamenti al diritto allo studio ci accorgiamo che le borse di studio sono ormai 10 anni che non variano il loro importo (mentre tutti i prezzi del mercato sono in costante aumento), non varia nemmeno lo stanziamento generale per la totalità delle borse, nell'ultimo quinquennio siamo sempre sui 10 milioni.  Ricordiamoci poi che siamo praticamente dieci anni senza vedere un investimento di lungo periodo, e sono ormai una ventina che si parla di campus ( ex sem, tuvixeddu, urbano etc)., e il numero dei posti alloggio a disposizione decresce progressivamente da anni, molti dei quali in condizioni precarie. Sicuramente qualcosa di parallelo qualcuno ha provato a farlo, ipotesi di campus, borse di Merito etc, ma nei fatti le cose sono cambiate  poco.
Lo scenario che ci aspetta, se non invertiamo la tendenza, è una forte diminuzione  delle possibilità di studio e formazione per i giovani meno fortunati dal punto di vista economico, una forte ondata migratoria verso gli altri stati Europei da parte di chi può permetterselo per studiare, in definitiva potremmo dire che il futuro che aspetta i giovani Sardi, se non è nero è quanto meno grigio scuro.
Cosa Potremmo fare?
Se sfruttassimo quel poco di Sovranità che abbiamo sul nostro territorio, per prima cosa avremmo bypassato la riforma Gelmini istituendo il Sistema di Istruzione Nazionale Sardo (sfruttando l'articolo 5 dello Statuto), e secondariamente portando avanti una seria battaglia (sfruttando l'art. 9)  sulla vertenza entrate così da recuperare i fondi maltolti e investirli veramente in sviluppo economico e sociale, ricerca, innovazione e diritto allo Studio.

Cominciamo a progettare assieme il nostro futuro, adesso!

sabato 15 gennaio 2011

L'università, gli studenti, il diritto allo Studio!

Che cos'è l'Università? Per quale Università ci battiamo tutti i giorni? cos'è il diritto allo studio? chi sono gli studenti?
Domande che sicuramente nell'ultimo periodo in tanti si sono fatti, proviamo quindi a dargli una risposta.

L'Università è il sinonimo di conoscenza, sapere, cultura, ricerca, libertà, uguaglianza, aggregazione, integrazione, crescita e sviluppo.
Un' Università libera, laica, autonoma,  meritevole e accessibile a tutti, un'Università dove tutta la conoscenza viene valorizzata, diffusa senza nessuna distinzione, un'Università specchio e volano di una società libera, inclusiva, moderna, prospera,  giusta e solidale.
Un'Università dove la prova d'esame sia solo il logico punto di arrivo di un corso formativo; un'Università dove seguire le lezioni sia un piacere a cui non si può rinunciare, e non un obbligo. Un'Università dove lo studente è una persona a cui si ha il piacere di trasmettere le proprie conoscenze e le proprie passioni, e non un mero prodotto finale di un processo di produzione da inserire in un mercato.
Un Università dove le scuole superiori siano considerate come degli interlocutori per migliorare il percorso educativo, culturale, formativo dello studente e non dei fornitori di materie prime.

Un'Università e una società che considerino lo studente come una risorsa umana, sociale ed economica  su cui puntare e investire, e non un semplice numero di matricola o un pollo da spennare.
Lo studente deve rappresentare la speranza di un futuro migliore, il simbolo dell'uguaglianza, dell'indipendenza, dell'inclusività, è il simbolo di una società giusta.

Il Diritto allo studio non è altro che lo strumento d'incontro tra l'Università e lo studente. Il diritto allo studio di tutti, dal più ricco/a al più povero/a, dal più abile al meno abile, è un diritto fondamentale, innegabile e non contrattabile; è lo strumento che permette di pareggiare le diseguaglianze economiche e sociali, è lo strumento che garantisce a tutti pari dignità e possibilità, il primo strumento per fondare una società sul merito.
Senza Diritto allo Studio non ci sono studenti, non c'è università, non c'è presente, non si costruisce il futuro, e ci si dimenticherà il passato!